Cambiano i tempi e cambiano le mode, lo sappiamo. Ma che il trascorrere degli anni faccia cambiare anche le leggi del nostro Codice Civile, questo ci lascia un po’ più sconcertati.

Eppure dovrebbe essere una cosa piuttosto naturale e anche abbastanza semplice da comprendere. Il mondo si è evoluto molto velocemente negli ultimi decenni e sono cambiati non solo i modi di vivere e di comunicazione ma anche la mentalità e i valori delle persone.

Pensiamo alle coppie di fatto e alla “convivenza more uxorio” e alla legge Cirinnà, ai diritti delle categorie più deboli che sono stati finalmente rivendicati, all’accettazione psicologica della famiglia allargata e così via.

Ci ritroviamo in un mondo dove alcuni modus vivendi, se pur non rispettando gli insegnamenti che ci sono stati tramandati dai nostri nonni e, spesso, cozzano con gli ideali ed i principi religiosi, sono stati ormai accettati e non fanno nemmeno più tanto scalpore. Le nuove generazioni, quasi sempre, non si accorgono ormai nemmeno delle differenze e crescono senza alcun retaggio mentale.

Con la stessa filosofia, un gruppo di 16 Senatori ha presentato un disegno di legge (n.2253) al fine di abolire l’obbligo di fedeltà tra coniugi, previsto dall’art. 143, comma secondo, del codice civile.

Obbligo che a detta loro sarebbe “il retaggio culturale di una visione ormai superata e vetusta del matrimonio, della famiglia e dei doveri e diritti dei coniugi”.

La senatrice Laura Cantini, inoltre, afferma che tale obbligo, al di là di un impegno matrimoniale, era all’epoca soprattutto riferito alla donna (visione alquanto maschilista) in quanto era l’unica che poteva garantire la legittimità dei figli.

Con l’avvento della legge n. 21 del 2012 pare a questo punto che il problema sia stato superato, in quanto è stata eliminata la distinzione dei diritti fra figli legittimi e figli naturali, oggi equiparati per tutti i figli comunque nati.

E allora perché fossilizzarsi ancora su questo obbligo di fedeltà?

Chiaro è che con ciò i senatori non hanno voluto invogliare la popolazione a tradire, ma soltanto a puntualizzare che non può essere un giudice o una legge di stato ad imporre un dovere matrimoniale, ma che deve rimanere un valore della coppia, sul quale soltanto gli sposi sono tenuti ad esprimersi.

Un ulteriore passo verso la libertà civile.

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